Bryce Canyon: un giorno dentro a un quadro

Al Bryce Canyon ho passato uno dei giorni più incredibili della mia vita.
Una giornata che inizia con 12 miglia di Scenic Drive non puo’ che essere fantastica.
E se poi ti catapulta dentro un dipinto meraviglioso, non potrebbe andare meglio.
Io sono atea, ma il Bryce Canyon è un vero e proprio miracolo.

 Il lato positivo del dormire a Panguitch (per chi non avesse letto il post precedente, in questa specie di città, alle 21 chiude tutto e siamo riusciti a mangiare soltanto nel negozio del benzinaio) è sicuramente la vicinanza al Bryce Canyon. Ci sono soltanto 12 meravigliose miglia, da percorrere su una delle strade più belle mai viste.
La Scenic Byway 12, si sviluppa attorno al Red Canyon ed offre – come da nome – splendidi scorci di roccia rossa. Per un bel pezzo di strada, tutto è roccia rossa e, per chi la ama come me, potrebbe voler dire trovarsi in paradiso.

bryce canyon

Ah no, il paradiso è il Bryce Canyon.

Di questi tempi, vedo molte persone intraprendere un viaggio simile al nostro per gli States, e – con mio notevole stupore – non ho visto nemmeno uno di loro visitare questo parco. Non voglio discutere sul modo di organizzare i viaggi di nessuno: ogni viaggiatore è un mondo a parte, con interessi, tempi e budget propri, ma per me sarebbe stato impensabile trovarmi così vicina a questo canyon meraviglioso e non visitarlo. Lo avevo visto in foto e sapevo che sarebbe stato bello..solo, non lo immaginavo così bello nè di emozionarmi così tanto.

Ogni parco nazionale di terra rossa ha la sua peculiarità (tirate un pugno in faccia a chi vi dice “tanto dopo un po’ sono tutti uguali”): quella del Bryce Canyon è un’enorme quantità di pinnacoli, o hoodoos, creati da fenomeni di erosione.

Iniziamo la nostra visita al Sunset Point ed io, per un attimo, ho dovuto chiudere e riaprire gli occhi, per essere certa di non aver avuto un’allucinazione. L’idea che ho avuto è stata quella di trovarmi in un quadro, un quadro di quelli belli. I pinnacoli sembrano dipinti a mano, di colori che spaziano dal rosso, all’arancione e dal rosa al bianco, con spruzzi di verde (le conifere) che accentuano il contrasto. E’ sbalorditivo pensare ai miracoli che Madre Natura è in grado di compiere.

Dal primo punto di osservazione, decidiamo di percorrere il Queen’s Garden Trail, un loop di circa tre miglia non troppo facile. E’ tutto in discesa, ma le rocce sono ripide e senza protezione, quindi scivolare non è da escludersi, anche perchè sarebbe un oltraggio camminare guardando a terra, con tutte le meraviglie che si trovano lungo la strada. Gli hoodoos hanno forme di ogni tipo: si passa dal ‘Martello di Thor’, a una sorta di finestra tripla.

bryce canyon

Io ero incredula, lo sono stata per buona parte del trail e non so per quale miracolo non sia scivolata nemmeno una volta. Le tre miglia in discesa non sono state nemmeno così faticose, fatta eccezione per l’ultimo ripido pezzo.

Inizio a capire come mai il trail appena percorso si chiama Queen’s Garden: se mai diventassi regina di qualcosa, è sicuramente quello il tipo di giardino che vorrei nel mio palazzo. Non ci sono fiori e piante da curare ed è uno dei paesaggi più belli del mondo.

Ecco, se scendere non è stato così complicato, risalire lo è: è un loop quindi non ci si può illudere che il ritorno sia diverso dall’andata. Fortunatamente non è così caldo, ma il percorso è faticoso, ed impieghiamo molto tempo a tornare al Sunset Point. Pranziamo all’interno del Bryce Canyon Lodge, un po’ caro ma ovviamente si paga la posizione invidiabile. Io mi sono sentita impavida ed ho ordinato della pasta al pomodoro: ecco, non fatelo. La pasta non è male, solo che il pomodoro sembra una crema all’aglio colorata di rosso. Al mio ragazzo va meglio con un hamburger di montone. Poco mi importa di aver speso 20$ per un insulso piatto di pasta, non vedo l’ora di proseguire la visita.

Ci rechiamo a piedi al Sunrise Point: la strada per raggiungerlo è facilissima e ordinata. Il panorama è di nuovo un anfiteatro di colori e pinnacoli. La vista non è così diversa dal vicino Sunset Point, ma non mi stancherei mai di guardarlo, vorrei contare ogni singolo hoodoo, o abbracciarlo, o salirci sopra. Tutto, tranne andare via da lì.

Prendiamo l’auto ed arriviamo al punto di osservazione più bello: l’Insipiration Point. Nonostante siano passati mesi, non ho ancora le parole per spiegarlo, forse una foto potrebbe rendere l’idea, ma sono scettica, va visto:

bryce canyon

Il nome rende perfettamente giustizia al panorama, io inizio a desiderare ardentemente una bella nevicata come quella che abbiamo visto al Sequoia, ma niente. Provate a immaginare: la neve che cade leggera sui pinnacoli, il bianco che si unisce al rosa e all’arancione.
In ogni caso, Inspiration Point è perfetto per avere una visuale del parco: non ci sono muri, barriere o protezioni: si può sedersi a terra e ammirare quel che si ha davanti, in assoluto silenzio (Il bello di trovarsi in compagnia di pochi turisti). A un miglio circa di auto c’è Bryce Point, ancora più in alto, ma meno bello del precedente, a causa della protezione che un po’ rovina il panorama (a quell’altezza forse era d’obbligo). Ricordo che siamo ad un’altezza di più di 2500 metri.

 

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