I templi di Angkor: la Cambogia tra suggestione e mito

Ci sono luoghi che sono sogni, a tutti gli effetti.
Lo sono prima di averli visitati, quando si cercano le foto su Internet e giuriamo a noi stessi che prima o poi li vedremo con i nostri occhi.
Lo sono mentre li abbiamo davanti, quando ci si trova sospesi tra sogno e realtà, e ci chiediamo se sia tutto vero.
E lo sono dopo, quando diventano ricordi, emozioni e fotografie e abbiamo l’impressione di avere immaginato tutto.
Se dovessi descrivere i templi di Angkor con una sola parola, userei sicuramente “sogno”.

i templi di Angkor

I templi di Angkor non sono soltanto un insieme di rovine, come potrebbe sembrare a chi non li conosce.
Questo sito archeologico – il più grande del sud-est asiatico – costituisce infatti il cuore dell’impero khmer e il simbolo stesso della Cambogia, tanto da apparire anche nella bandiera del paese.
E parlare soltanto di “templi” è riduttivo, dato che si tratta di un’antica città di pietra, popolata un tempo da un milione di abitanti, come fossse una Londra odierna, o una piccola New York.
Ma soprattutto, i templi di Angor sono una meravigliosa dimostrazione della genialità dell’uomo.
Come Phnom Penh e i suoi campi di concentramento mostrano la bestialità dell’essere umano in alcune occasioni, i templi di Angkor a Siem Reap provano la sua grandezza, in altre.
O almeno io l’ho vista così.

Anche se è inesatto, anche se quando si visitano i templi si capisce che non è solo dell’uomo il merito.
La natura gioca un ruolo potente nel contribuire al fascino e nel mistero che avvolge l’antica civiltà di Angkor.
Un ruolo di co-artefice, insieme all’uomo.
Templi avvolti da radici che crescono a dismisura, soffocati dalla giungla, sempre presente, che non rinuncia all’invasione del suo spazio ma che se lo riprende, con tutta la forza che ha.
Basta guardare Ta Prohm – famosissimo scenario di Tomb Reider – per capirlo e restarne ammaliati.
O basta sapere che, per secoli, i templi di Angkor sono rimasti sconosciuti perché la giungla li ha inglobati talmente bene che nessuno si è accorto della loro esistenza fino alla metà del diciannovesimo secolo.

i templi di Angkor

i templi di Angkor

i templi di Angkor

Si arriva a Siem Reap – la deliziosa città che fa da appoggio alla visita dei templi – carichi di aspettative, ed è giusto così, dato che siamo davanti a luoghi tra i più famosi e belli del mondo, unici  nel loro genere, e straordinari.
E dubito che queste aspettative potranno mai restare deluse.

Angkor Wat – l’antica capitale khmer – è bello come ci si aspetta, anzi di più!
Vederlo emergere dal buio, alle cinque del mattino, è un’emozione che ognuno dovrebbe provare almeno una volta nella vita, anche durante la stagione delle piogge, quando il cielo è nuvoloso e vedere un’alba che toglie il fiato è meno semplice che durante i mesi più secchi.
Ed è meraviglioso toccare le sue rocce, fermarsi a guardare dalle finestre, oppure osservare i tanti bassorilievi che lo decorano o ascoltare il monaco dalla tonaca color zafferano nelle sue preghiere. E’ come cercare di rievocare il glorioso passato di Angkor.

Il mio preferito è stato Bayon – la maggiore attrazione dell’Angkor Thom – che, visto in lontanza, sembra quasi una montagna. E’ quando ci si avvicina che si comprende il mistero e il fascino del mio tempio preferito di Siem Reap: più di duecento facce di un Buddha dal sorriso enigmatico e benevolo che, ad ogni angolo ti fanno sentire osservato, o protetto.

i templi di Angkor: Angkor Wat all'alba

i templi di Angkor: Angkor Wat

i templi di Angkor: Angkor Wat

i templi di Angkor: Angkor Wat

i templi di Angkor: Angkor Wat

i templi di Angkor: Bayon

i templi di Angkor: Bayon

i templi di Angkor: Bayon

E poi Banteay Srei – la Fortezza delle Donne – dedicato al dio indù Shiva de costruito in pietra rosa.
Questo tempio si trova a circa 30 km dalle attrazioni principali di Angkor, ma vale assolutamente una visita.

Da non perdere – anche perché richiedono una visita velocissima – sono il laghetto di Sra Srang (l’immagine che appare nella copertina della guida Lonely Planet della Cambogia) e Neak Pean, un tempio abbastanza insignificante, ma a cui si arriva tramite un pontile che regala uno scenario surreale di una sorta di stagno da cui emergono alberi scheletrici simili a mangrovie.

Non posso, però, limitarmi a elencarvi i nomi dei siti più belli conosciuti, non renderebbe giustizia a tutta la bellezza che c’è in un luogo che credo che rientri tra i più magici del pianeta. Vi consiglio di lasciarvi del tempo a disposizione per spingervi fuori dai circuiti turistici ed esplorare quasi in solitudine tempietti minori di cui non leggerete nemmeno sulle guide. E’ incredibile, autentico e suggestivo essere soli, nel totale silenzio di un luogo poco battuto, alla ricerca di ogni dettaglio e cercando di immaginare la quotidianità di un impero ai suoi massimi splendori.

 

i templi di Angkor: Banteay Srei

i templi di Angkor: Banteay Srei

i templi di Angkor

i templi di Angkor: Sra Srang

i templi di Angkor: Neak Pean

i templi di Angkor: Neak Pean

Informazioni pratiche e consigli

  • Il pass per l’ingresso ai templi di Angkor costa 2o$ per un giorno, 40$ per tre giorni e 60$ per una settimana e – negli ultimi due casi – non è necessario che i giorni delle visite siano consecutivi, ma devono essere effettuate nell’arco di un mese. Per correttezza, vi informo che da febbraio 2017 i prezzi dei biglietti lieviteranno e passeranno a 37$, 62$ e 72$. Ve l’avevo già detto che la Cambogia è carissima, vero?
  • Il mio consiglio è quello di noleggiare un tuk-tuk con un driver per le vostre visite ai templi: sarà molto comodo perché vi porterà in ogni luogo vogliate e aspetterà che avrete terminato la visita, per accompagnarvi poi al sito successivo. Noi abbiamo chiesto in hotel, ma potrete farlo ovunque. Potrete anche scegliere di spostarvi con l’auto, ma vi costerà di più e sarà un’esperienza meno autentica;
  • I principali circuiti sono due: il Big Circuit e Small Circuit, quest’ultimo comprende il templi principali, come Angkor Wat, Bayon e Ta Prohm. Del primo fanno invece parte Pre Reup, Ta Som e Neak Pean;
  • La città di appoggio è Siem Reap, raggiungibile sia in aereo che in bus da Bangkok o Phnom Penh;
  • Come sempre vi consiglio di fare, prima di partire per la Cambogia, una buona assicurazione di viaggio online.

6 Comments

  1. 3 novembre 2016 / 10:40

    Woooow fantastico Eli!! Hai proprio scelto la parola giusta: sogno. Immagino che ci si debba sentire davvero in una dimensione totalmente onirica, quasi immaginaria. Dev’essere meraviglioso visitare e respirare questi luoghi, spero di riuscirci prima o poi 🙂

    • 3 novembre 2016 / 10:45

      Spero davvero che tu riesca a visitarli, sono posti meravigliosi, magici ❤️

  2. 4 novembre 2016 / 22:40

    Che meraviglia! Davvero un sogno, almeno nei miei di sogni Angkor c’è da un po’ di tempo. Bellissima la foto quasi al buio con i templi sullo sfondo. Spero di poterli vedere presto anche io! 🙂

    • 5 novembre 2016 / 14:59

      Ti auguro davvero di andarci ❤️

  3. 8 novembre 2016 / 7:58

    Aspettavo questo post..la Cambigia, Angkor Wat, i monaci dalla tunica arancione sono un mio grandissimo sogno. Immagino che vedere questo tempio all’alba sia un’esperienza al limite del soprannaturale, un’emozione davvero unica

    • 8 novembre 2016 / 9:46

      L’alba è stata meravigliosa anche se il cielo era grigio e nuvoloso, ed vedere Angkor Wat che appare piano piano dal buio è un’emozione unica ❤️

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