I viaggi da cui non torni

Ho difficoltà a scrivere questo post, lo confesso.
Sono giorni che apro questa bozza, la rileggo, la modifico, metto insieme due o tre righe, per poi richiuderla, senza speranza.
La verità è che ho molte difficoltà a raccontare di questo viaggio in Asia, che quando mi vengono fatte domande, nella mia testa c’è un attimo di black-out.

“Com’è andata?”, “Cosa ti è piaciuto di più?”, “Dai, raccontami qualcosa!”.
Ed io mi limito a dare risposte vaghe, a dire che è andata davvero bene, che la Thailandia è meravigliosa e la Cambogia indescrivibile.
Ho – avrei – così tante cose da dire e raccontare ma, non so perché, arriva il momento di tirare fuori le parole ed io mi blocco.
E se prima di partire mi sembrava di avere la testa nella lavatrice, adesso ho l’impressione di essere entrata in una centrifuga.
Con tutto il corpo.

E quindi no: non sono ancora pronta a raccontare, perché mi gira ancora la testa e non mi sono ancora ripresa del tutto.
Scrivere è sempre stato più semplice per me, l’unico modo per liberare le parole che non riuscivano ad uscire dalla mia bocca.
Quindi, anche adesso, non posso far altro.

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Eh sì, perché certi viaggi non sono facili da metabolizzare, perché non si torna, da certi viaggi.
I viaggi in cui le convizioni le devi lasciare a casa e – se per caso le avessi portate con te – è bene che tu te ne liberi quanto prima.
I viaggi che ti sgretolano le certezze, che costringono a metterti in gioco.
Sono quelli i viaggi che ti insegnano qualcosa, più di quanto tu possa imparare in tre anni a casa.
I viaggi che ti mettono davanti a una nuova realtà, e allora devi avere nuovi occhi per guardarla e – soprattutto – una nuova testa per capirla.
E devi farlo subito, non puoi temporeggiare.

Sono i viaggi che ti lanciano fuori dalla tua zona di comfort, e chissà se sarai mai in grado di tornarci.
Perchè quando non sei ancora uscito dall’aeroporto di Bangkok e hanno già provato a fregarti due volte, allora devi svegliarti e abbandonare la persona che ripone fiducia in chiunque abbia un sorriso sulle labbra.

Sono i viaggi in cui dai un nuovo significato alla bellezza.
I viaggi dove “bello” smette di essere soltanto sinonimo di ordinato, pulito, e scintillante, ma somiglia di più alla parola “vero”, e quindi anche “sporco”, “caotico”, “trascurato”.
Ho trovato Bangkok bellissima nonostante la puzza onnipresente, il degrado a ogni angolo della città e i tassisti che vogliono solo imbrogliarti.
E credo che Phnom Penh sia incredibile anche se non ha niente di speciale, il suo caos ti fa diventare matta e ha alle spalle una storia che ti spezza il cuore.

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Le mie tre settimane tra Thailandia e Cambogia sono state incredibili, straordinarie.
Straordinarie perché ho le ho vissute senza giudicare – provando al massimo a capire – quello che mi trovavo davanti.
Straordinarie perché ho rivalutato tutto quello che credevo di sapere, e ne sono stata felicissima.
Io che – in viaggio – ho sempre cercato la bellezza dei luoghi, ho riscoperto le persone.
Io che sono sempre stata attratta dai capolavori dell’uomo e della natura, ho capito quant’è bella la semplicità della vita.
Perchè davanti a un bambino che sorride mentre gioca con niente, anche una meraviglia come Angkor Wat impallidisce.
E quest’ultima frase sembra un luogo comune fino a che certe immagini non te le ritrovi davanti agli occhi.

Sono stata ingannata e truffata da tassisti e venditori ambulanti, ma ho anche ricevuto gesti che mi hanno scaldato il cuore.
Come il driver che non parla inglese, ma usa il traduttore sul telefono per rispondere a tue semplicissime curiosità.
Oppure, come le cameriere di un ristorante cambogiano, frequentato solo da local, che ti servono in pijama, con gli occhi bassi e un sorriso imbarazzato.
O, come le bambine thailandesi che cercano timidamente di fotografarti perché probabilmente non hanno mai incontrato un turista.
O, ancora, come i ragazzini che guardano la tua macchina fotografica come se venisse dallo spazio, e si congratulano con te.

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Ho realizzato tanti sogni, in questo viaggio.
Ho visitato luoghi che sono un must per ogni viaggiatore, ed altri quasi per niente conosciuti.
Ho tolto le scarpe per entrare nei templi e ricevuto la benedizione da una monaca cambogiana gobba e sdentata.
Ho visto templi dorati, bianchi, neri e argentati e templi scavati nella roccia e avvolti dalle radici.
Ho adorato posti che con me non hanno a che vedere proprio niente, e amato alla follia città in cui vivrei senza problemi.
Ho – per la prima volta in vita mia – mangiato senza sapere esattamente cosa ci fosse nel piatto.
Ho camminato per kilometri e kilometri sotto il diluvio o sotto il sole cocente, rischiando – giuro – quasi di svenire.
Ho fatto snorkeling in acque da sogno e visto tramonti incredibili in riva al mare.
Mi sono dondolata su un’altalena in spiaggia e arrampicata su una palma.
Ho preso un’infinità di tuk-tuk che non sono esattamente il mezzo più sicuro del mondo, per non parlare delle long tail boat.
Ho giocato con elefanti che non vengono sfruttati in nome del turismo, pranzato in un ristorante che dà una nuova occasione a ragazze vittime di tratta.

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In poche parole, ho vissuto intensamente, e senza aspettarmi nulla.
E, per quanto possano essere rassicuranti le cose che ci aspettiamo, solo quelle inattese a cambiare la nostra vita.
Quindi, ecco, sono a casa da cinque giorni, ma non sono ancora tornata.

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27 Comments

  1. 6 settembre 2016 / 7:58

    Bellissimo questo articolo, e le tue parole che arrivano direttamente da quel cuore che adesso è una centrifuga ma che si calmerà e tirerà fuori tutte le emozioni pronte per essere scritte!

    Un bacione <3

    • 6 settembre 2016 / 8:06

      Grazie mille, spero di essere riuscita ad arrivare, in qualche modo 🙂

  2. 6 settembre 2016 / 8:23

    Bellissimo post Elisa! Hai espresso esattamente il perchè anche io sogni tanto l’Asia: i sorrisi, la semplicità, il caos, le persone prima dei luoghi. Spero di realizzare presto questo sogno. E tu, nonostante il ritorno alla vita quotidiana cerca di rivivere nel piccolo ogni giorno un po’ di quella magia vissuta là!

    Un bacio

    • 6 settembre 2016 / 8:26

      Grazie Sara 🙂
      Ti auguro di realizzare questo sogno quanto prima, l’Asia (o almeno quello che ho visto io) è stupenda, quasi assurda, ma magica. Pensa che il casino, lo sporco, l’autenticità e tutto il resto invece di spaventarmi mi hanno fatto venire una gran voglia di India!

      Un bacio

  3. 6 settembre 2016 / 8:53

    Bello Eli, tanto bello! Ci dimentichiamo sempre che i viaggi dobbiamo viverli non come un inframezzo tra una routine e l’altra della nostra vita, ma come parte della vita stessa! E tu mi sembra che in questo viaggio ti ci sia buttata dentro anima e corpo. Capisco perfettamente quando racconti che non sai mai cosa dire a chi ti chiede com’è andata…a me succede ogni volta che faccio un viaggio speciale!
    Complimenti per questo bellissimo articolo <3

    • 6 settembre 2016 / 8:57

      Grazie Agnese, grazie mille, anche il tuo commento è bellissimo! 🙂
      Mi ci sono buttata dentro completamente, sì, ed ho anche ricevuto tutto quello che ho dato, e ne sono felice.

  4. Nino
    6 settembre 2016 / 9:16

    Bellissimo articolo 😉

  5. 6 settembre 2016 / 9:40

    Il mal d’Asia…hai espresso in modo perfetto quello che si prova (che alcuni…provano) quando si viaggia lì senza pregiudizi, con il cuore aperto e pronto a cogliere tutto quello che arriverà nel viaggio. Sono contenta di averti scoperto proprio trovando le tue foto della Cambogia su Instagram e condividendo con te una parte di quello che e’ stato anche il mio viaggio…difficile tornare da certi viaggi. Pezzi di te rimangono inesorabilmente li…

    • 6 settembre 2016 / 10:57

      È stato bello anche per me scoprirti tramite Instagram e convidere l’amore per questa terra straordinaria 🙂

      Si, io credo che una parte di me bella grossa sia rimasta lì, e chissà se torneró a prenderla 🙂

  6. 6 settembre 2016 / 10:10

    Tornare? E chi di noi in realtà ci riesce davvero! 😉
    Soprattutto dopo un viaggio così, in una terra che ti accoglie e ti cattura corpo e anima. Avete fatto caso che il mal del ritorno afferra sempre in luoghi “poveri”, dove la gente resta ancora “real” nonostante il turismo?
    Post stupendo, direttamente dal tuo cuore! 😀
    Un saluto!

    • 6 settembre 2016 / 10:56

      Grazie mille, cara 🙂

      Io ho avuto il mal di ritorno anche dopo gli Stati Uniti, ma questa esperienza è stata diversa: forte, autentica, per certi versi difficile.
      Ma hai ragione te: viaggi come questi lasciano molto di più; il contatto umano è stata la migliore scoperta in questi venti giorni:)

  7. 6 settembre 2016 / 10:49

    Stupendo questo post Eli! Mi hai fatto provare delle belle emozioni, quasi fossi stata lì con te. Non puoi capire che voglia di partire per lo stesso viaggio mi hai fatto venire – rimando sempre perché sento di non essere “pronta” per l’Asia, ma credo che sia uno di quei posti per cui non si è mai pronti. Bisogna viverla e basta, così come viene.
    Non vedo l’ora di leggere gli altri post! Un bacione!

    • 6 settembre 2016 / 10:54

      Oddio Dile, questo è il complimento più bello, il far venire voglia di visitare questi posti 🙂
      Guarda, in realtà io volevo andare solo in Thailandia (poi ne parleró qui sul blog), nonostante la Cambogia fosse uno di quei sogni che avevo da una vita.
      Io in Cambogia non mi sentivo pronta per andare, è stato Matteo a insistere, e ne sono troppo contenta.

      Pronti non si è mai, secondo me, perché è un modo di vivere troppo diverso dal nostro, peró basta andare là con la mente aperta e pronti ad accogliere tutto quello che ci si presenterà davanti 🙂
      E te lo dice una che non è esattamente da bosco a da riviera:D

      Un bacione a te 🙂

  8. 6 settembre 2016 / 12:22

    A nemmeno metà articolo mi sono sentita emozionata. A tre quarti dall’inizio della lettura sono scese due lacrime. Mi hai fatto commuovere. Ti ho pensata tantissimo, tu che chissà a quanti metri potevi essere lontana da me. Condivido il tuo vissuto. La Thailandia è contrasto puro e si passa dalla fregatura dei tassisti alla disponibilità delle persone in un lampo. Anche io, come te, faccio fatica a mettere a fuoco un racconto decente sulla Thailandia, sebbene ci ho già scritto due post. La Cambogia poi… ti seguivo su facebook.

    • 6 settembre 2016 / 14:48

      Eravamo vicinissime, che peccato non esserci viste 🙂
      Grazie mille per i complimenti, sono contentissima di essere riuscita a trasmettere qualcosa, nonostante il casino che ho in testa!
      Appena possibile leggo il tuo post 🙂

      Un bacio

  9. 6 settembre 2016 / 12:40

    Mi hai lasciata a bocca aperta..sognante. Credo che tante parole non servano, davanti alla meraviglia che vuoi dire? Poi si può parlare dei tuk tuk, delle persone che provano a fregarti, dell’umido, della pioggia..ma è un po’ come “discutere sul nulla”.. credo che con il titolo “Il viaggio da cui non torni” , tu abbia espresso alla perfezione questo concetto..

    • 6 settembre 2016 / 14:50

      Grazie mille Marghe, ho fatto il possibile per trascrivere le mie emozioni.

      🙂

  10. 6 settembre 2016 / 20:37

    Bellissimo post. Spesso le parole non bastano per raccontare le proprie emozioni.

    • 6 settembre 2016 / 20:54

      Grazie mille, è proprio vero 🙂

  11. 7 settembre 2016 / 16:13

    Sei una persona meravigliosa e quando scrivi lasci solchi profondi nell’anima. Sono fiero di te e dello straordinario ragazzo che è il tuo compagno di viaggio. Dio vi benedica.
    Riccardo M.

    • 7 settembre 2016 / 17:12

      Grazie mille Riccardo, un bacione! 🙂

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